domenica 14 aprile 2013

…E SE PARTECIPASSIMO UN POCHINO DI PIU’?


E’ con un incontro sui temi dell’etica e dell’andamento attuale dell’economia che ha preso corpo l’iniziativa della neonata associazione culturale Laboratorio Polis.Un giovane gruppo del territorio, composto da provagliesi e non, si sta proponendo quale parte attiva per stimolare la discussione, l'approfondimento ed il confronto su temi di diversa natura, ma di estrema attualità ed interesse.

Nell'immagine Adriano Olivetti

Ospite di questa prima serata "La sfida delle responsabilità: etica, integrità e giustizia in economie e società complesse"   è stato il Prof. Flaminio Squazzoni dell’Università di Brescia.

Il dibattito è partito da un’analisi evolutiva delle forme di impresa e di civilizzazione dal dopoguerra ai giorni nostri, spaziando dall’esempio positivo del tessuto imprenditoriale della Olivetti degli anni ’50 fino ad arrivare alla recessione economica che affligge il Belpaese ai giorni nostri. Del concetto di responsabilità, delle conseguenze provocate dall'agire. 

Il focus del dibattito si è poi spostato sui temi del capitalismo finanziario e della accresciuta competitività a livello globale; in seguito, sono stati affrontati temi quali i conflitti di interesse e la crescita economica, nonché la necessità di ristabilire principi di leale collaborazione e di equità tra le varie componenti della nostra società.
La partecipazione della cittadinanza è stata culminante nel momento della discussione di temi cari a tutti noi: dal ruolo dell’etica e della morale, a quello svolto da imprese, istituzioni ed enti di socializzazione nella realizzazione dell’individuo e dei cittadini, con particolare riferimento alla fase congiunturale e di ripensamento dei cardini fondamentali della società.

L’esigenza condivisa da più parti è stata quella di ripartire da una società responsabile, coesa al proprio interno e realizzata.

Una società ricca di partecipazione, un frutto maturo, che di virtù e di competenze ne ha da vendere. Una società informata, partecipativa ed intraprendente, che sappia esprimersi e prendere iniziative per far fronte alle esigenze di oggi e di domani.

Le idee scaturite da una pluralità di interlocutori hanno fornito buoni spunti di riflessione. Quindi, perché non pensare di vedersi per / organizzare nuove forme di incontro, dibattito o svago? Magari quattro chiacchiere sui social network, oppure un incontro sull'Europa, o sul ruolo dello sport oggi.

Facciamoci avanti, care lettrici e cari lettori. Ogni proposta, riflessione o suggerimento è indispensabile! Volete scriverci in privato? ecco il nostro indirizzo mail laboratoriopolis@gmail.com , oppure commentate liberamente questo post.

1 commento:

  1. Parlare di concetti quali "etica" e "morale" credo ci riporti sul binario corretto, poichè ho la netta impressione che la nostra società sia in un periodo storico di "decadenza": non decadenza fatale e ineluttabile, bensì ciclo storico come già è accaduto mille volte... Chi ha studiato la storia, occidentale e non, in genere sa riconoscere bene questi "pattern" che si ripetono sempre simili... Una società nasce, si evolve, conquista vigore e benessere attraverso ordine e disciplina, i cui strumenti principali sono appunto la moralità e i valori condivisi(vd. la "paidèia" nell'antica Grecia, o il "mos maiorum" nell'Antica Roma), poi ad un certo punto il benessere raggiunge un picco a cui segue un'involuzione "manieristica" della società medesima, con espressioni tipiche quali il "ripiegamento intimistico" delle persone, che iniziano a non curarsi più del pubblico per rivolgersi ai propri interessi particolari. Questo è esattamente ciò che, ad esempio, è successo dopo la caduta delle pòlis in Grecia, ed ha portato alla società ellenistica, nella quale è possibile riconoscere molti segni più che attuali (basti pensare ad esempio al mutare non solo della politica, ma anche e soprattutto della società attraverso le sue varie manifestazioni, basti pensare ad esempio a come nel giro di poco tempo si sia passati dalla commedia politicamente impegnata di Aristofane alla commedia nuova di Menandro, basti pensare alla diversità profonda dell'opera di un Policleto o di un Fidia rispetto a quella, per esempio, di Skòpas ecc.). Questo è ciò che, in maniera ancora più traumatica, è successo dopo la caduta dell'impero romano, con la frammentazione del mondo medievale in tanti piccoli interessi particolari, resi evidenti in modo concreto e tangibile anche a livello di organizzazione politica e territoriale, con l'arroccamento in microunità legate a concetti come il castello e il signoraggio (cari leghisti, il medioevo non l'avete inventato voi, mi dispiace deludervi).
    La storia ci ripropone continuamente queste dinamiche, poichè i meccanismi della mente umana in fondo sono sempre quelli, e le reazioni agli stimoli esterni non cambiano, sia che teniamo in mano una tavoletta di cera, sia che teniamo in mano un iPad.
    La pulsione sanificatrice della nostra società dev'essere rivolta a recuperare l'etica, l'onestà, la moralità, l'altruismo come concetti positivi, come strumenti concreti per una convivenza serena, pacifica, ordinata fra individui. Oggi, ahimè, non è più così: avete notato quanta negatività c'è oggi nella parola "moralista"? Avete notato quanto l'onestà e l'integrità morale siano stati avvicinati alla figura di "perdente"? Negli Stati Uniti, che sono sempre avanti a noi di qualche anno nel bene ma anche nel male, è addirittura possibile riconoscere la figura ontologica del "loser", il perdente, "lo sfigato" diremmo noi. Il looser generalmente è una persona onesta, che rispetta le regole, vive pacificamente una vita modesta e serena senza arricchirsi...
    Oggi l'etica e la moralità sono rimaste senza patria, senza propugnatori politici: le destre, con i loro Trimalcioni, grassi e ignoranti, da un lato propugnano modelli grotteschi e imbalsamati di moralità conservatrice, e nel frattempo categorizzano come "loser" tutto ciò che non riguarda l'arricchimento, la furbizia, la prevaricazione ecc.
    Sull'altro versante della barricata, una sinistra culturalmente inconsistente, trascinata qua e là da una base sovente ideologizzata e ignorante, è in larga parte responsabile delle accezioni negative attribuite a concetti quali "tradizione", "moralità", nella vana illusione che il progresso e il riformismo passino attraverso la demolizione costante della tradizione, e non riconoscendo che molto spesso la storia è ciclica e proprio per questo è una straordinaria magistra vitae.

    Manuel F., Monticelli Brusati

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